Running Wild Markus Torgeby

In sottotitolo si dice “trovare se stessi correndo nella foresta artica”.

Inutile perdere tempo nel solito riassunto del libro, si può benissimo leggerlo nel retro della prima pagina o nelle solite recensioni in rete, mi interessa porre l’attenzione sulle domande che hanno fatto da cornice alle scelte dell’autore già dalla sua giovinezza, cos’è che ci fa stare bene? Cos’è che rende la vita degna di essere vissuta?

Specialmente nel nostro ambiente dove la vita purtroppo è dettata dalle necessità di fabbrica, sveglia, sempre più di otto ore a lavoro, ritorno troppo tardi e zero forze per il resto, le scelte dell’autore sono una voce veramente fuori dal coro e proprio per questo mi hanno rapito molto. Mi era venuto subito in mente Into the wild, ma fortunatamente non c’è paragone (ho odiato sinceramente l’egoismo del protagonista e l’impreparazione nel muoversi), come non è da collegarlo ad un libro sul running che ad un non appassionato di questo mondo non interesserebbe leggere.

Ci sono scelte forti e pensate, scelte estreme, ho adorato la lucidità nel mettere in discussione le cose che dovevano essere certe virando rotta quando andava fatto; soprattutto scelte non fatte in base a come tira il vento ma prese restando in solitudine e silenzio, pensandoci molto.

Markus da ragazzino ha usato la corsa come sfogo decidendo fosse il suo futuro, ha poi capito di non aver bisogno di gareggiare ma di correre nel silenzio da solo a contatto con la natura, per capirlo ha abitato da solo nel bosco rimanendo mesi senza parlare con nessuno, non contento è andato anche sei mesi in Africa, un percorso duro, è tornato si nel mondo poi creando una famiglia, ma quelle che sono le tue radici, i tuoi valori non vanno mai persi, così quel suo essere wild, le sue montagne di km per i boschi non sono mai andati perduti, anzi ora sono valori per chi lo circonda e non solo visto che è diventato un motivatore.

Le teorie Lean che ora ci circondano ovunque si basano sulla parola perché che come minimo dovrebbe essere riformulata cinque volte per andare a fondo su una affermazione, in più passi del libro a Markus viene chiesto perché lo fa, non si va mai al bisogno di un secondo perché, c’è prima silenzio perché sta cercando di capirlo e infine una luce negli occhi per la felicità di avere le proprie radici salde.

“La mia salvezza è stata uscire dalla rigidità di certi schemi ed eliminare tutto ciò che si può misurare: distanze, velocità, tempi. Quello che spinge alcuni, ma che frena molti altri.

Credo che la grande sfida del nostro tempo sia disconnettersi.

Di chi sono i pensieri che seguo se non mi prendo mai del tempo per riflettere, se non guardo mai la mia vita dall’esterno, se non c’è mai silenzio nella testa? Di sicuro non miei.”

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